Jerry Cornelius


Avete presente Ed Wood? I suoi film erano talmente brutti da essere persino divertenti (quasi). Allo stesso modo i traduttori della Fanucci raggiungono tali vette di incompetenza da sfiorare il sublime. Così, quando leggo in questo “Jerry Cornelius: Programma Finale” che Jerry avrebbe dovuto rifiutare il “premio nobile” (in inglese: nobel prize, così, per rendere l’idea), anziché gettare il libro in un tritadocumenti e assoldare dei ninja perchè facciano sparire il responsabile di questo scempio in maniera silenziosa e discreta, mi faccio due risate e continuo a leggere. Ma questa – giuraddìo – è l’ultima volta che il signor Fanucci vede i miei soldi. Comunque, traduzioni a parte, Jerry Cornelius è un mito. Una via di mezzo tra il Conte Dracula, James Bond e Austin Powers, si trova qui, nella swinging London degli anni ’60, al centro di un oscuro disegno volto a creare l’essere umano perfetto (che dalla descrizione mi immagino molto somigliante a David Bowie). È un libro curioso, dalla trama sgangherata e spiazzante (credo che Moorcock scriva un po’ tutto quello che gli passa per la testa), pieno di rock, di feste scatenate, di gadget da 007, di abiti deliziosamente retro’, di speculazioni filosofiche e di mazzate gratuite. Ho scoperto su Wikipedia che i romanzi e i racconti che hanno Cornelius per protagonista (alcuni dei quali non sono di Moorcock: per citarne uno, “L’ultimo Hurrà dell’Orda d’Oro”, di Norman Spinrad, che ha per protagonisti gli ultimi decrepiti discendenti di Gengis Khan; un altro, forse più noto, è “Il Garage Ermetico” di Moebius) più che formare una sequenza sono “variazioni sul tema”, ognuno scritto come se gli altri non esistessero. Così in parecchie di queste storie Frank Cornelius, il fratello cattivo di Jerry, elabora trappole mortali per sconfiggere nostro eroe (e ci lascia le penne); e la povera Catherine, sorella di costoro, muore sovente in circostanze tragiche. Curioso. Jerry è l’incarnazione del Campione Eterno, l’onnipresente Eroe dai Mille Volti della mitologia moorcockiana; ha lasciato a quanto pare un segno indelebile nell’immaginario collettivo, specie britannico (e nel mio): Luther Arkwright e Gideon Stargrave ne sono dei mezzi cloni (cosa che nel secondo caso Moorcock non ha apprezzato) e le sue avventure, come quelle di Elric di Melnibonè, valgono molto di più per l’atmosfera, la potenza delle immagini, che non per le trame. Tze’, altro che “premio nobile”.

P.S. : nel ’73 ne hanno tratto un film. L’Internet Movie Database lo definisce “un mix tra Zardoz e Il Pianeta delle Scimmie”. Devo, devo, devo vederlo.


Condividi questa opera dell'ingegno umano!
facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail



Una profonda riflessione su “Jerry Cornelius

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Sito

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.