C'era una volta, nel ridente paese di Mortopia, un re saggio e malevolo che aveva tre figlie (o quantomeno tre discendenti di forma vagamente femminile). Le tre fanciulle erano belle e leggiadre come aggraziate scolopendre e altrettanto umili e generose, ma la più piccola surclassava le sorelle maggiori in malevolenza, iracondia e microcefalia: per questi motivi passava spesso lunghe ore fuori dalle mura del castello natio, schifata e scacciata fuori a calci dal maggiordomo di corte. Ella si recava quindi a meditare sulle umane sventure all'ombra di un millenario traliccio dell'alta tensione, ai bordi della putrida Palude della Venefica Flatulenza, vivisezionando piccoli animaletti e cibandosi di strani funghi dai colori improbabili. Un giorno come tanti altri, mentre era intenta a studiare gli innumerevoli usi possibili di un rospo impagliato, sentì una flebile vocina chiamarla... si girò stupita e anche un po' incazzata per l'interruzione e - quale stupore - si trovò al cospetto di un viscido insettazzo! Si trattava di un bestio di rara bruttezza e ripugnanza, che con voce stridula e blesa apostrofò così la fanciulla:
"Uè tipa! Ciavresti mica qualche soldo da darmi che devo tornare al mio castello? Sai, io sono un principe, mica cazzi!"
"Come no, e io sono il Papa. Smamma coso o ti do in pasto al mio caimano."
"Metti in dubbio la mia parola? Ah, gioventù scriteriata! Ma io sono buono e compassionevole e ti perdonerò! Sgancia il malloppo e non ti succederà niente di male!"
SPLAT! A queste parole la principessa, nota per i suoi muliebri scatti d'ira, aveva spatasciato l'insettazzo con il suo rospo impagliato (uso n. 3417) riducendolo a maleodorante poltiglia, dopodiché si diresse al castello felice e spensierata dopo una lunga giornata costruttiva.
Morale:
Meglio un rospo impagliato oggi che un insettazzo domani.