Laggiù, nella terra dei sogni e dell'incanto,
tra infinite gioie e meraviglie, è sorta una pustola purulenta colma
di risentimento e volgarità.
Il suo nome? CAPPUCCETTO ROZZO!
ZA-ZAM!
Ella infestava i prati e i boschi asfissiando il gorgogliare della natura con
la sua voce stridula e la sua flaccidiosa corpulenza. Imponeva dazi ed estorceva
farinacei ai miseri abitanti di quel che un tempo era un armonioso villagio
di soave bellezza e... armonia... appunto.
Ehm.
Al suo passaggio ogni vivente, sia pianta, animale o insetto che striscia, si
ritraeva e persino alcuni minerali retrocedevano di qualche iarda.
Quand'ecco che un giorno mentr'ella s'apprestava a razziare, usuggiare, furnere
e mazzucuttare una parca capanna di umili affitavoli apparve in cielo un volatile
sospetto. "Un nibbio!" Esultarono subito le folle accorse.
Ello parossi innanzi a Cappuccetto Rozzo e fissolla negli occhi con sguardo
saturo di sfida.
"E che vuoi Nibbio?" proruppe Cappuccetto.
"Non sono un Nibbio" rispose quegli "io sono..."
E tutti trattennero il fiato (fors'anche per l'olezzo emanantesi).
E lo trattennero ancora un poco.
Ok, basta così.
"Ebbene?" chiese Cappuccetto Rozzo.
"Cosa? Mi sono distratto un attimo. Dove eravamo?" Domandò
tosto il volatile.
"Tu sei..." suggerì Cappuccetto.
"Tu sei..." sospirarono gli astanti attoniti, tranne Fulvio, che in
quel momento era impegnato in una delicata operazione di circonvoluzione.
"Io sono: L'Upupo Cattivo Radioattivo!"
ZA-ZA-ZAM!
"Occielomammaiddiossissignoremioaiutaci!" urlarono all'unisono i miserandi
miserevolmente convenuti.
"Oh! Ciao Upupo, non ti avevo riconosciuto, hai cambiato pettinatura per
caso?" esclamó l'immerturscibile Cappuccetto.
"No, ho fatto la tinta, vedi come sono rosso squillante adesso?"
"Ma pensa, a me quel bel rosso non dura mai piú di un paio di giorni...
ma che ci fai da queste parti?"
"Sono venuto per compiere razzie e scorrerie, sai nella casa nuova mi annoiavo
e poi Mansell e Pretzel mi hanno detto che qui si saccheggia che é una
bellezza."
"Mansell e chi?"
"Lascia perdere... una lunga storia. Ti secca se terrorizzo un po' quei
pastorelli laggiú?"
"I re magi, intendi?"
"Quelli."
"No, no. Fa pure. Io finisco di martoriare questi intanto, poi magari ci
spostiamo al villaggio, eh?".
E cosí fu che siffatti ceffi spadroneggiarono, spaparanzarono e serpeggiarono
indisturbati attraverso cotali lande per i secoli a venire senza che niuno osasse
proferire sillaba. E questo fu financo di esempio alle moltitudini delle generazioni
coeve e successive.
Morale:
Non saprei. Fosse che il lupino appaia purpureo al chiaro di luna?